Percorsi Escursionistici

Il territorio incastonato tra le incantevoli montagne del Massiccio del Matese, offre al visitatore la possibilità di effettuare numerose escursioni a piedi, a cavallo o in mountain bike in un paesaggio incontaminato, ricco di scorci panoramici di rilevante valore paesaggistico, di rialzi naturali, pianori, sporgenze rocciose e verdeggianti vallate ricoperte da boschi d’essenze d’alto fusto e da rigogliosi pascoli. Dai punti di osservazione naturali, posti lungo i sentieri dei versanti scoscesi e maestosi delle montagne, lo sguardo, inoltrandosi nella Valle del Medio Volturno e del Titerno, può ammirare il complesso vulcanico del Roccamonfina, la mole Monte Maggiore, il massiccio Taburno, e, all’orizzonte, il Mar Tirreno. Percorrendo i sentieri montani, osservando le norme di raccolta previste dal Regolamento del Parco Regionale del Matese, è possibile raccogliere pregiati funghi porcini, prataioli, gallinelle, manine, mazze di tamburo, ovoli; saporite fragole di bosco e profumate erbe officinali in particolare origano e pimpinella, utilizzate per aromatizzare i formaggi di produzione casalinga.

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Valle delle Pesche (1050m) – Monte S. Angiolillo (1281m) – Monte Erbano (1380m)

La depressione carsica denominata Valle delle Pesche è raggiungibile in auto dalla frazione Curti mediante una stradina asfaltata di circa 4 Km, e a piedi dalla frazione Caselle percorrendo il sentiero denominato Vauzo Tunno. L’area attrezzata di Piana delle Pesche consente di ristorarsi all’ombra di una secolare faggeta prima di proseguire nel cammino. Da Valle delle Pesche, infatti, proseguendo verso nordovest, è possibile intraprendere un primo itinerario che consente di raggiungere la località denominata “Sugliu” (1110m) dove vi è un laghetto artificiale, alimentato dalle acque meteoriche e dallo scioglimento delle nevi invernali, usato come abbeveratoio dai numerosi animali che vivono allo stato brado.

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Il sentiero intrapreso prosegue attraverso diverse verdeggianti vallate, passando per la località denominata “Piscina della Fiondella” (1072 m), dove si trovano i resti di una dimora d’altura e dei relativi stalli all’aperto per le bestie, originariamente di proprietà dell’omonima nobile famiglia di Calvisi che si occupava di allevamento di suini, bovini e ovini, e, toccando l’area delle rovine della Chiesa rupestre di S. Angiolillo, posta sull’omonimo monte, giunge nel territorio del limitrofo Comune di S. Potito Sannitico. Sempre da Valle delle Pesche, procedendo verso nordest, invece, ci si incammina lungo una stradina sterrata che conduce alla località “Cannavina” (1173 m), piccola conca di natura carsica di straordinaria bellezza naturalistica da cui si raggiunge un costone roccioso, denominato “Prece di Ferro” o “Santa Croce” (1210 m), dal quale è possibile vedere in volo esemplari di rapaci che nidificano in questa area, e osservare l’intero tessuto urbanistico comunale caratterizzato da piccoli centri urbani collegati da strade fiancheggiate da case sparse e campi coltivati intervallati da uliveti, vigneti e boschi di modeste dimensioni.

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Questo secondo itinerario si conclude raggiungendo la cima del Monte Erbano, meta dei cercatori del pregiato fungo porcino.

Castello (573m) – Fontana Valle (470m) – Tassito (680m) – Piana del Campo (975m)

Dai ruderi del castello, scendendo verso Fontana Valle, dove è possibile dissetarsi con la fresca acqua della fonte omonima, inizia una splendida passeggiata che attraverso un bellissimo bosco di carpini, passando per la maestosa faggeta della località Tassito e costeggiando le cavità naturali detritico-alluvionali, denominate “Ruttilonghe” (850 m), raggiunge la Piana del Campo. La Piana del Campo è un avvallamento naturale di forma pressoché ellittica costeggiato da boschi secolari di faggio e animato dalla presenza di bovini ed equini che nella stagione calda vengono tenuti in altura al pascolo. Dopo una sosta ristoratrice nei pressi delle fresche acque della fontana del Campo è possibile intraprendere la strada del ritorno.

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Cesaide (830 m) – Monte Monaco (1320 m)

Il piccolo promontorio roccioso denominato Cesaide è il punto di confluenza dei percorsi che partono dalla Frazione Caselle e dalle località San Picozzo e Castagnete e conducono alla vetta del Monte Monaco di Gioia “Pizzu”.

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Lungo il percorso l’escursionista potrà ammirare rigogliosi boschi costituiti da essenze tipiche della macchia mediterranea, splendide varietà di orchidee spontanee, ripidi costoni rocciosi e numerose cavità di origine carsica. La più inaccessibile è conosciuta con il nome di “Grotta dei Banditi”, rifugio di briganti. La leggenda narra che in essa sia nascosta una cassa piena di monete d’oro. Dopo un buon tratto di percorso si giunge ad uno spettacolare belvedere naturale su Monte Acero, la Valle del Titerno e la piana del Volturno. Raggiunta la vetta, suggestivo è il panorama che si presenta all’escursionista che, nelle terse mattinate primaverili e autunnali, può giungere con lo sguardo fino al Vesuvio ed al porto di Napoli.

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Frazione Curti Grotta di San Michele (450 m)

Dal centro storico della frazione Curti, percorrendo un comodo sentiero di circa 1200 m, si raggiunge una cavità molto suggestiva, sormontata da un grande arco naturale ricoperto di lecci, nella quale è stata edificata un’antica chiesa rupestre dedicata a San Michele Arcangelo, (culto risalente al periodo longobardo). A sinistra dell’ingresso è posta una piccola cappella con tetto a doppio spiovente che ospita un altare utilizzato l’otto maggio per le celebrazioni religiose in onore del Santo. Nella parte destra della grotta, invece, vi è la cappella originaria, in parte ancora affrescata con le scene di culto e i caratteri stilistici tradizionali dei santuari rupestri dedicati al culto di S. Michele. Dall’ingresso, grazie ad una scaletta ricavata nella roccia, è possibile raggiungere la parte terminale della grotta, delimitata da una parete muraria anch’essa affrescata.

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Lavatoi Comunali

La ricchezza di acque nel territorio ha consentito fin da tempi remoti la costruzione di diversi lavatoi pubblici ai quali le massaie, si recavano con continuità per il lavaggio della biancheria. Di recente diversi sono stati ristrutturati conservando le originali caratteristiche. Ancora oggi percorrendo le strade si possono vedere donne ed uomini intenti all’antico rito del lavaggio a mano. Riportiamo due dei più belli e utilizzati lavatoi che si trovano alla Via Pozzillo del Capoluogo e in Via Auteri alla frazione Carattano

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